Lo storytelling e il turismo, che bella coppia

«Scrivere di viaggi non equivale a improvvisarsi travel blogger. Fare il resoconto di una vacanza non basta». Esordisce così Giovy Malfiori (@Giovyfh), travel blogger, che con Arianna Serra (@Aritravelplan) ha tenuto ieri sera un incontro presso la Scuola Holden di Torino sullo storytelling applicato ai viaggi. Il suo blog è un contenitore di racconti sulle sue avventure in giro per il mondo. Giovy è molto precisa nel distinguere tra diversi generi di scrittura, dando ai travel blogger una dignità che va oltre al “mi piace viaggiare e mi apro un blog per raccontare dove vado”.

La nostra travel blogger ricorda anche quale sia la distinzione tra blogging e giornalismo, laddove quest’ultimo si basa esclusivamente sulla cronaca, mentre un blog è fatto di commenti personali (che lo ricordino anche i giornalisti egocentrici e i blogger sedicenti cronisti). Proprio per questo motivo, scrivere un lungo elenco di cosa si è fatto durante un viaggio, magari a che ora ci si è svegliati e che cosa si è ordinato a cena, sarà un perfetto resoconto, ma un pessimo racconto di viaggio. Giovy cita il poeta inglese William Wordsworth per spiegare in cosa consista lo storytelling: «Quando scrivo lo faccio per condividere un’emozione richiamata in un momento di tranquillità». Un’attività molto personale che deve coinvolgere il lettore, ma solo dopo aver vissuto appieno tutti gli aspetti di un viaggio: «Assaporare un luogo – spiega ancora Giovy – entrare in contatto con la gente e cogliere tutto ciò che gli occhi riescono a cogliere». Per questo non è proprio come andare in vacanza, nella quale la priorità è il riposo, che mal si concilia con la continua esplorazione di un viaggio.

«Vale la pena di raccontare anche i luoghi che si trovano di fianco a casa nostra» aggiunge Arianna Serra, travel planner (sito) con un passato da assistente di direzione, che oggi concilia la propria passione per i viaggi con le attitudini organizzative che una buona ‘esplorazione’ richiede. E sembra che si vada sempre più verso il superamento dell’approccio tradizionale, nel quale il cliente cerca un’agenzia di viaggi dopo aver letto riviste specializzate (solitamente), ora invece i travel blog stanno superando di gran lunga i giornali patinati. Il motivo? «Sui blog – spiega Giovy – le persone trovano viaggi compatibili con le proprie tasche, i periodici specializzati propongono invece soluzioni infattibili soprattutto economicamente, per quanto possano essere affascinanti». È la disintermediazione, bellezza.

Ma non solo, i blogger sono cercati anche dagli enti di promozione turistica del territorio, come racconta Arianna, che però avverte sulla differenza di esperienze: «Quando viaggiamo da soli creiamo un nostro percorso personale all’interno dei luoghi che visitiamo, quindi più emotivo. Durante gli eventi organizzati invece è tutto programmato, non è meglio né peggio, è solo diverso». A volte la notorietà in rete arriva dall’elevato numero di follower, che però non si traduce in una altrettanto elevata qualità dei contenuti, questo è bene ricordarlo. «Alla lunga è la qualità che paga» sottolinea Giovy. Ed è così in moltissimi campi, in quello del blogging più che in altri.

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