Sugli aeroporti

Un aspetto che mi piace molto del viaggiare riguarda gli aeroporti.

Trovo che abbia un fascino particolare iniziare un viaggio con un volo e transitare in questi ambienti frequentati da persone provenienti da tutto il mondo, pronti a imbarcarsi con i loro bagagli e i loro sogni, verso una meta che li porta verso nuove avventure, nuovi incontri, nuove emozioni. Quante volte ho trascorso ore in attesa che il mio imbarco venisse annunciato, guardando le persone e fantasticando sulla loro provenienza, sulla loro vita e sulla loro missione.

Eppure l’aeroporto con la sua agitazione e i suoi controlli riesce sempre a destabilizzarmi. Affronto tutto con azioni e timori che si ripetono nel corso dei miei viaggi. La frenesia del parcheggio, l’ossessione della puntualità al check in, il peso della valigia, i documenti, la richiesta del posto vicino alle uscite di sicurezza (non per scaramanzia ma per comodità), il mitico controllo documenti e valigie dove tutti sperano di non doversi togliere scarpe e cintura e poi, regolarmente, tale prassi viene richiesta.

Finalmente mi rilasso e inizio a liberare la mente; tutte le volte mi trasporto come in trance al duty free. Ancora oggi, dopo centinaia di viaggi, non ho compreso il vantaggio di acquistare profumi, alcolici e dolciumi vari rispetto ai tradizionali esercizi commerciali. Meno tasse, certo, eppure il prezzo è grosso modo lo stesso per molti articoli.

Ma la cosa che più mi piace è stare seduta e guardare le gente che vaga con il suo bagaglio a mano, i saluti delle persone paiono più calorosi di quelli che ci si scambia alla partenza dei treni. Poi c’è quel gironzolare con il bagaglio a mano dei passeggeri, che ogni tanto si spruzzano una goccia di profumo o sfogliano in modo approssimativo una rivista dal giornalaio.

Si parte! Spero che la sorte mi abbia riservato un vicino di posto che non invada il mio spazio, che non russi o che non si alzi ogni due minuti per andare al bagno.

All’arrivo, affronto con timore la speranza che il bagaglio abbia fatto il mio stesso viaggio ma soprattutto lo stesso volo. Quindi lo ritiro ed esco da quell’immenso “contenitore”, molte volte mi ritrovo in un mondo nuovo completamente diverso da quello lasciato e la cosa che più mi stupisce è quante poche ore trascorse in cielo possano cambiare paesaggi, persone e costumi.

Frequento per lavoro, per vacanza gli aeroporti da tanti anni, ho tanti bei ricordi legati a loro che per destinazione hanno caratterizzato emozioni e ricordi differenti. Ho trascorso notti per coincidenze perse ho passato ore bivaccando per un forte ritardo eppure quei momenti, che a raccontarli sembrano eterni, sono stati trascinati dall’onda delle emozioni. Sono assuefatta da questi grandi spazi, che ci permettono di congiungere i nostri cari e di concederci qualche giorno di vacanza.

Copertina: lanataturadellecose.it
Foto: ansa.it

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