Yemen, il ricordo di un’altra vita

Una nostra lettrice, Pina Veroli, ci ha concesso questo bellissimo racconto di viaggio sullo Yemen, che ha visitato nel 2007. Eccone un assaggio.

yemen_VeroliIn 3 giorni abbiamo deciso: si va a Soqotra.
Una sola settimana a disposizione, ma non importa: Yemen, il ricordo di un’altra vita che probabilmente affiora e chiama.
Il tempo di contattare un’agenzia su internet, valutare il programma, controllare che il passaporto sia valido e senza timbri di Israele, e via il 20 gennaio si parte.

Il volo tranquillissimo (7 ore e mezza circa) Roma-San’a è quasi vuoto, arrivati al Cairo fa scalo e qui si riempie. Comincio a captare un certo imbarazzo ed evito di guardare negli occhi quelle macchie nere che sono fra i sedili. Ma ancora non capisco, solo alla fine del viaggio avvertirò la logica di tutto questo.
All’aeroporto ci mettiamo in fila per il visto (25 euro a testa), abbiamo con noi due foto, ma non ce le chiedono. Ne approfittiamo anche per cambiare un po’ di valuta: 1 euro = a 250 ryal, e mettere avanti di 2 ore l’orologio.
Le solite formalità del controllo passaporti, la novità dell’essere perquisita da una donna velata, il ritiro bagagli ed eccoci, con le facce sperdute, immersi in un mondo a noi sconosciuto.

Militari ovunque, armi in vista, l’importante è non fotografare nè loro, nè le loro postazioni.
Nel corso del viaggio impareremo che l’80% degli uomini yemeniti fa parte dell’esercito, anche perchè lo stipendio è assicurato.
Veniamo avvicinati da un uomo dalla pelle più scura degli altri, con un sorriso buono e occhi dolci.
E’ *******, la nostra guida (padre yemenita e madre somala). Carichiamo i bagagli su una Toyota Land Cruiser (ce ne sono tantissime in questo paese e costano molto poco). Al volante c’è *******, autista bravissimo ed esperto. Sembra un ometto timido e innocuo, ma veniamo a sapere che è un maggiore dell’esercito e che sotto al suo giubbotto marrone sempre abbottonato, è armato. Bene, ci sentiamo al sicuro.
L’impatto con San’a è stupendo, già mentre si atterrava l’avevo avvertito. Si respira magia. Ma è quasi sera e questa prima sensazione è niente al confronto con quella del mattino successivo, quando aprendo le finestre della camera dell’albergo, (Movenpick troppo lussuoso, ma per 1 notte va bene) ci troviamo di fronte un paesaggio da film con una luce stupenda.

21 gennaio 2007

Alle 8 del mattino si parte verso sud alla volta di Aden.
Percorriamo in auto 450 km. Attraversiamo passi montani stupendi, le strade sono buone.
Per questo, per le scuole che stanno prolificando, e non solo, viene elogiato il loro presidente. Tutti lo amano e la sua foto è ovunque, ci dicono che è un buon presidente, se non lo fosse farebbe la fine dei suoi 2 predecessori che sono morti.
Facciamo delle soste per ammirare questi paesaggi da presepe, mangiamo frutta acquistata lungo la strada, e intanto ci togliamo tante curiosità sul popolo yemenita.

Ci sono intere vallate coltivate a qat (piccoli arbusti ad effetto stimolante di cui si masticano le foglie), lungo la strada viene venduto direttamente Yemen_Veroli_qatdalle piantagioni in una piccola sportina di plastica colorata.
Naturalmente ci fermiamo ad acquistarlo (10 euro circa a sacchetto). Gli uomini masticano giornalmente, le donne il giovedì (è come il nostro sabato poichè il loro giorno festivo è il venerdì).
Veniamo iniziati anche noi al rito della masticazione, ma non è facile fare la bola contro la guancia come fanno loro. L’effetto è molto blando.

Arriviamo ad un passo a circa 2880 mt. di altitudine. La vista è da togliere il fiato: intere pendici terrazzate fino alla cima.
Arriviamo ad Ibb, città che risale al 1064. Case incredibili, altissime, costruite con fango e paglia incastrate in stradine strettissime. Ci accoglie il canto del muezzin, mi sento come fossi fuori dal mondo, è una bella emozione.
Sosta per il pranzo su un altipiano che domina la città. Il loro cibo è fantastico, tutto buonissimo dalla zuppa di ceci con olio di sesamo (quello originale) al riso con uvetta, ad un pasticcio di melanzana simile alla nostra pasta al forno al loro pane, al loro pollo…

Si riprende il cammino masticando qat.
Altra sosta per visitare Jibla, piccola cittadina nel cui cuore sorge una moschea con all’interno la tomba della regina di Arwa. Camminare per questi vicoli è problematico. Ci si accodano ragazzi che vogliono farci da guida. Entrano nella moschea (a noi è proibito farlo) con la mia digitale e scattano qualche foto alla tomba. Visitiamo la scuola del corano, scavalchiamo pietre e sassi, scattiamo foto ai bambini, sorrido davanti ad alcuni portoni colorati con due batacchi, uno in alto per gli uomini, uno in basso per le donne, con suoni diversi così che le donne all’interno capiscano chi sta per entrare e potersi poi nascondere nel caso fosse un uomo.

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