Una passeggiata per Torino

2062943690_79ed3cc823Li incontri il sabato mattina. Lei è elegantissima, cappotto grigio di astrakan sotto il ginocchio, scarpe basse con tacco quadrato, i capelli grigi, lisci, taglio perfetto. Lui ha un montone marrone, gli occhi miopi. La faccia buona di ragazzo invecchiato bene che non ha mai smesso di essere figlio.
Ci accompagneranno loro a scoprire un poco della Torino del sabato mattina “bene”.

Escono su via Po da via Montebello, la punta della Mole non si vede, segno sicuro di tempo da lupi. Sono diretti verso Piazza Castello, fa freddo, pioviggina e scelgono il lato destro della via, quello pensato per la regina, non la volevano far bagnare sotto la pioggia e allora, da questo lato, più vicino al Palazzo, i portici non si interrompono. Ci cammini sotto e ti senti un poco la regina anche tu.

Arrivati in piazza attraversano la strada. Un caffè da Baratti è un rito. Anche Mulassano è un bel bar, ma vuoi mettere Baratti? In piedi, ovviamente, a quest’ora solo i turisti si siedono, i torinesi, col giornale sotto il braccio, si godono un caffè meraviglioso fatto da un barista sorridente e compito. Dovrebbero proteggerlo, quelli del Wwf.

Tornano sotto i portici di piazza Castello, pochi passi e imboccano via Accademia delle Scienze, una meraviglia, un paio di negozi di abbigliamento sulla destra ricordano i tempi del lusso, uno degli ultimi negozi di guanti della città (ce n’erano tantissimi su via Garibaldi, fino a pochi anni fa, hanno chiuso tutti per far posto alla robaccia) e un negozio dove trovare raffinatissimi articoli per la casa e la persona, di fronte c’è la libreria di Angelo Pezzana, torinese coraggioso e raffinato. Appena girato l’angolo ecco il negozio di ottoni, serrature e ferramenta di lusso dove puoi comprarti un vero galletto segnavento.

Lo sguardo corre verso piazza Carlo Alberto, una carezza alla Biblioteca nazionale e poi tornano sui loro passi. Palazzo Carignano è lì che si lascia guardare. Quanti gelati di Pepino avrà visto leccare su quelle panchine? Cioccolato fondente e vaniglia, Pinguini con la velina bianca, pistacchio e fragola.

Nel centro della città, qui, proprio nel cuore, la mattina presto d’estate, i versi dei rondoni e degli storni riempiono l’aria. Qui la mattina appartiene a loro, cammini con i loro strilli e, non si sa come, sei più felice.

I nostri passano davanti al Museo Egizio, la chiesa di San Filippo, vera chiesa e vero oratorio in pieno centro. Non riescono a non sbirciare i cortili meravigliosi che si intravedono dai portoni delle case. Li conoscono tutti, da sempre, ma sono talmente belli che viene voglia di sfidare i portieri e infilarsi dentro.

Si fermano a comprare il cacao (per la cioccolata con le zie) da Gobino. È un negozio minuscolo, tutto di legno, i timbri hanno lasciato il posto a un cioccolato meraviglioso. Via Cagliari, la sede della ditta, non è lontana da casa loro, ma qui almeno le commesse sorridono.

Accelerano il passo, i negozi si susseguono, Eataly (quella per turisti), La Rinascente, tutti gli altri che  loro non degnano di uno sguardo. È ora di fare finalmente colazione ed entrambi sanno dove dirigersi. ll passo resta sostenuto.

Perino, via Cavour. Il trionfo delle cose fatte bene. Il profumo del pane fatto con il lievito madre ti dà il benvenuto in questo negozio con annesso bar dove le brioches, i cannoli, i biscotti e gli strudel accompagnano un cappuccino da re.

Comprano il pane, che profumerà la loro credenza per giorni diventando persino più buono. Qualsiasi altra borsa di plastica starebbe male, portata sull’astrakan, ma quel nylon trasparente con dentro il sacchetto di carta a Torino lo conoscono tutti quelli che sanno godere delle cose buone della vita.

Foto: flickriver.com

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